Ornella (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) ha 30 anni ed è una nostra nuova cliente.

Ornella ha peli abbondanti in zone “femminili” dove invece non dovrebbero proprio esserci.

Stanca di sentirsi sempre “non perfettamente pulita, in ordine e a suo agio” nelle occasioni di vita sociale e privata, decide di voler risolvere definitivamente il suo problema con l’epilazione permanente.

Come facciamo un po’ tutti quando cerchiamo la soluzione a un problema.

Ornella gira sul web in cerca di informazioni e si imbatte nel sito web di una clinica ospedaliera del capoluogo bergamasco, che pone particolare enfasi sul fatto che “abbiamo il laser potente”.

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I suoi primi pensieri sono:

“Ah, benissimo! Il mio percorso di epilazione sarà gestito e seguito da un medico”.

“Il medico è sinonimo di garanzia e sicurezza, quindi sarò al sicuro, compresa e protetta”.

“Che bello! Finalmente potrò vivere una vita senza peli!”.

Sulla base di queste convinzioni, Ornella prenota il suo primo appuntamento di epilazione laser alla clinica ospedaliera.

All’incontro è presente un medico (che non si qualifica nemmeno e non la fa sentire per nulla accolta) e una ragazza sui 20 anni (la sua assistente).

Il medico fa 3 domande a Ornella, non una di più.

NON prende nemmeno uno straccio di appunto sulle risposte fornite da Ornella e la invita a sdraiarsi direttamente sul lettino.

Dà un’occhiata alle zone da trattare e spiega in modo sbrigativo alla sua assistente quali impostazioni deve usare sull’apparecchiatura laser, per ogni zona specifica..

A questo punto (dopo una manciata di minuti) il medico fà per andarsene e lasciare Ornella al suo destino, ma prontamente lei esclama:

“Scusi dottore, ma quante sedute devo fare per risolvere il mio problema di peli superflui?!?”

Lui risponde un po’ seccato: “5 sedute totali!”.

E se ne và.

Lasciando Ornella sola con la sua assistente

Ornella lì per lì ci rimane un po’ male per questo atteggiamento “non proprio accogliente, educato ed esplicativo”.

Tuttavia pensa che questa sia la prassi per fare un epil check up (prima consulenza).

Ed è finalmente pronta per la sua prima seduta di epilazione laser!

Sdraiata sul lettino già si immagina quando avrà finalmente la pelle liscia e vellutata da accarezzare, senza più preoccupazioni…

Ma dopo una manciata di minuti…

Il suo sogno ad occhi aperti viene bruscamente interrotto da un DOLORE lancinante che la riporta bruscamente alla realtà.

I raggi del laser epilatorio sembrano fulmini sulla sua povera pelle.

Ornella stringe i denti.

Resiste e sopporta il dolore.

Che diventa sempre più forte.

E pensa tra sè: “mi sono affidata ad un medico…un medico sa sicuramente ciò che è giusto fare, quindi è normale che io debba sopportare questo dolore”.

Ma dopo pochi minuti il dolore diventa insopportabile.

Ornella sbotta con l’assistente del medico esclamando:

“BASTA ti prego!, non ce la faccio più a sopportare questo dolore!”.

“E’ insopportabile!”.

L’assistente (visibilmente spaventata e spaesata) interrompe subito la seduta.

Non porta a termine la zona da trattare e dice:

“l’altrà metà zona la facciamo al prossimo appuntamento”

Ornella dolorante, incredula, delusa ed arrabbiata, chiede di poter parlare col medico per avere spiegazioni.

Ma l’assistente dice che “non può perché è impegnato”.

Ad Ornella non resta che recarsi allo sportello, pagare il suo SALATISSIMO conto e promettere a sè stessa di non tornare mai più da quel medico in quella clinica ospedaliera.

Quando Ornella mi ha raccontato la sua storia da incubo, leggevo nei suoi occhi tutta la rabbia, la delusione e l’amarezza per il pessimo trattamento professionale ed umano ricevuto.

E per il dolore fisico provato.

Con l’aggiunta del senso di colpa per aver fatto la scelta sbagliata.

Ed i soldi buttati al vento.

Si è sentita trattata come fosse un numero.

Una prassi burocratica da sbrigare velocemente.

Non una persona con un delicato problema da risolvere.

Queste le sue parole:

“Sai Daniela, non avrei mai pensato di ricevere un trattamento così superficiale da parte di un medico”.

“Per di più per un servizio privato a pagamento – e costosissimo per giunta”.

Ora, non sto dicendo che tutti i medici che si occupano (anche) di epilazione permanente si comportino in modo così superficiale e irresponsabile…

Sarebbe un’enorme stupidaggine.

Ho solo raccontato l’episodio accaduto (purtroppo) alla nostra attuale cliente.

Tuttavia, siccome voglio evitare che anche tu che stai leggendo queste righe possa scivolare sulla stessa buccia di banana su cui è scivolata Ornella…

Allora lascia che ti elenchi 6 errori madornali che ha commesso quel medico (e come puoi difenderti, se dovessero capitare anche a te).

1. L’epil check up (ossia il primo colloquio)

E’ stato troppo sbrigativo e sommario.

Il medico NON ha chiesto ad Ornella una serie di informazioni IMPORTANTISSIME, che influenzano la crescita dei peli: la sua situazione ormonale, origine della famiglia, eventuale assunzione contemporanea di farmaci e stato di salute generale.

2. L’assistente del medico non era adeguatamente formata.

Nel momento in cui Ornella ha provato dolore, l’assistente avrebbe dovuto abbassare subito la potenza dell’apparecchiatura laser, continuando la seduta in comfort e totale sicurezza.

Invece così non è stato

Evidentemente perché il medico non gliel’ha mai insegnato (o non gliel’ha mai insegnato abbastanza bene)

Lo si comprende dal fatto che l’assistente è andata in panico al verificarsi del problema.

E non sapeva più che pesci pigliare (se non che limitarsi a spegnere l’apparecchiatura).

3. Scarsa professionalità: ad Ornella non è stata data NESSUNA informazione sulla sua situazione e sul suo tipo di percorso di epilazione laser.

Né tantomeno una panoramica generale su come funziona (e quanto dura)  l’epilazione permanente.

Ornella è il tipo di persona che necessita di avere informazioni chiare e precise per risolvere il suo problema in totale sicurezza e serenità

E ne aveva tutto il diritto, dato che ha sborsato un mucchio di soldi

4. Superficialità: è inammissibile lasciare una zona trattata a metà e recuperarla alla prossima seduta.

Così facendo NON si fanno raggiungere risultati ottimali alla cliente

5. Sono state date informazioni FUORVIANTI: nessuno può sapere con certezza assoluta quante sedute realmente servono per risolvere il problema dei peli superflui.

Perchè ogni persona è unica ed ha una situazione genetica e ormonale completamente diversa da un’altra.

6. Il costo (un vero e proprio salasso ingiustificato) della seduta di Ornella è stato decisamente troppo alto.

Ha pagato per un servizio che avrebbe dovuto essere svolto dal medico.

E non da un’assistente alle prime armi.

Aggiungo:

La storia che “solo il laser potente” ti fa ottenere risultati è uno specchietto per le allodole.

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E’ utile quanto masticare una pallina di ferro.

La triste storia di Ornella ne è la prova.

Nella clinica ospedaliera a cui si è rivolta hanno il “laser potente”…

Ma purtroppo NON hanno un metodo consolidato per utilizzarlo al meglio.

E’ come avere tra le mani il volante di una Ferrari ma non sapere come guidarla.

Con il laser “potente” funziona allo stesso modo:

Inutile averlo se non lo sai “guidare”

  • Se viene usata troppa energia NON uccidi più peli, ma rischi solo scottature e macchie (clicca qui per leggere la storia di Laura, che aveva paura di scottarsi e riempirsi di macchie)
  • I laser che usano i medici sono certamente più potenti di quelli estetici

MA solo perché loro li usano anche per effettuare piccoli interventi chirurgici (hai presente il bisturi a laser?).

Sia medici che estetiste, quando utilizzano il laser per l’epilazione, regolano la potenza SUGLI STESSI LIVELLI per disintegrare i peli alla radice.

Dopo la sua amara disavventura alla clinica ospedaliera, Ornella si è presa del tempo per riflettere.

Perché aveva perso la fiducia.

Ora si è “rialzata”.

E recentemente ha deciso di realizzare il suo desiderio, affidandosi al Metodo Epilaser Albino.

Si è sentita ascoltata, accolta, rassicurata, seguita passo passo verso la sua nuova vita libera dai peli e sta ottenendo ottimi risultati.

Fortunatamente senza dolore.

Tutto è bene ciò che finisce bene.

Daniela Quaranta

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